«Ehi, amico, sei nuovo da queste parti?»
«Dici a me?»
«Dico a te.»
«Sì, sono nuovo. Sono arrivato da qualche giorno.»
«E dimmi, ti piace stare qui?»
«Mah, insomma. È un posto tranquillo, troppo tranquillo»
«Già, hai ragione. Non c’è niente da fare qui. Di tanto in tanto vediamo passare qualche cacciatore, ma non ci guardano nemmeno, vanno alla ricerca di selvaggina! Sai, il nostro passatempo preferito è guardare le foglie, quando soffia il vento che le sposta qui e lì. Potrebbe sembrarti noioso, ma per dei vegetali come noi è già qualcosa. Non è l’ideale vivere in mezzo al bosco, soprattutto quando piove. Siamo troppo esposti; però, per fortuna, abbiamo i nostri cappelli che ci proteggono dalle intemperie…»
«Ehi attento tu quando cammini! Mi hai colpito al gambo, è l’unico che ho… come tutti qui del resto, fai attenzione!»
«Quante volte te lo devo dire? Non si dice gambo, ma gamba»
«È uno solo quindi gambo»
«Te l’ho detto un sacco di volte: quando sono due si chiamano gambe, quando è una, come nel nostro caso, si chiama GAMBA e non gambo»
«Sì ma io sono un maschio perciò dico gambo, nuovo diglielo anche tu…»
«Non lo so, non so come si dice dalle vostre parti e non sono mai stato con i miei, non sono mai andato nemmeno a scuola. I miei vivevano in campagna perciò…»
«Lascialo perdere, è matto! Ci siamo ritrovati qui insieme, ma secondo me mentre seguiva il vento ha sbattuto da qualche parte, insomma si nota anche dal suo cappello, è rotto»
«Capisco»
«…»
«…»
«Allora? Cos’è questo silenzio? Presentagli tutti, no?»
«Oh sì, buona idea! Vediamo, da chi possiamo cominciare… Come avrai notato non siamo tanti, però non si vive male. Dunque, quel gruppetto laggiù non sappiamo chi sia. Stanno qui da sempre, la classica famigliola, niente di che. Quello lì grosso e raggrinzito è il vecchio del gruppo, ma dorme sempre e quello accanto a lui, beh lascialo perdere: è velenoso! Nessuno lo vuole mai. Da quando vivo qui ho visto tanti essere prelevati, ma lui no. La gente lo capisce al volo e lo lascia dov’è, le persone che gli hanno portato via i parenti sono finite in ospedale, erano tutti troppo velenosi. Una caratteristica di famiglia, non li digerisce mai nessuno, un incubo. Si capisce, però, perché quelli come lui portano cappelli diversi dai nostri. A proposito, ti piace il mio? L’ho ereditato da mio padre, ne vado fiero! Mio padre lo ha ereditato a sua volta da suo padre, mio nonno. Tutti quelli della mia famiglia hanno sempre avuto lo stesso cappello. Comunque torniamo a noi. Quello lì, senza gambe né braccia, quello innanzi tutto è sfortunato. Voglio dire, noi siamo vegetali e non abbiamo le braccia, ma almeno conserviamo una gamba…»
«Gambo, si dice gambo»
«… sì sì va bene sottospecie di pazzoide, ad ogni modo guardalo, non ha neppure uno schifosissimo cappello. Tutti abbiamo il cappello, lui nemmeno quello e continua a dire di essere nobile. Si nasconde dietro un mucchietto di foglie per non farsi vedere e la gente lo adora, letteralmente. Non sto scherzando, li cercano ovunque quelli del suo genere, è assurdo.»
«Guarda che ti sento, sono vicino e ti sento. Io sono veramente nobile e la gente che mi cerca fa una fortuna, se riesce a trovarmi. La verità, caro amico mio, è che ti scartano sempre tutti, ti guardano e dicono “ non te ne fai niente di questi, non sono buoni nemmeno per friggere”. Sei solo invidioso»
«Oh oh, invidioso, che ridere! Almeno ho vita più lunga di te…»
«Woff woff, sniff sniff, woff woff»
«Ha trovato qualcosa, seguimi»
«C’è un cane, dove sono le foglie?»
«No no no no no, viene verso di me. Accidenti! Non mi posso muovere. Ti prego cane non mi fare niente, non mi sbranare sono ancora giovane. Prendi lui, prendi quello col cappello bianco e la punta marrone, tanto non lo vuole mai nessuno, prendi lui, non mancherà a nessuno! Ho paura, non voglio guardare, qualcuno mi aiuti, AIUTO!»
«Chi vuoi che ti aiuti, non viene mai nessuno. Ogni volta la stessa scena, urli, piangi, ti disperi e poi rimani sempre qui a criticare tutto e tutti»
«Sta zitto e dammi una mano piuttosto»
«Come vuoi che faccia? Sono nella tua stessa condizione, non mi posso muovere nemmeno io. Posso parlare con il cane, ma tanto cosa vuoi che capisca. È solo uno stupidissimo cane. Calmati!»
«Oddio no, oddio. Mi sta leccando il cappello, lasciami stare il cappello ti prego. È l’unica cosa che ho di mio padre, per favore lascialo stare, ti imploro!»
«…»
«…»
«Oh si allontana, grazie a Dio, grazie gra- oh no, si avvicina di nuovo»
«Ehi, vieni qui. Ha trovato davvero qualcosa, era nascosto in mezzo alle foglie.»
«Oh per fortuna, era un cane da tartufo»
«E ora? »
«E ora cosa? Che vuoi farci, siamo funghi di bosco, abbiamo vita breve. C’est la vie»
bellissimo. mi piacciono un sacco questi effetti a sorpresa finali.
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