giovedì 17 marzo 2011

Finché morte non ci separi

Che emozione! È la prima volta che parlo con qualcuno.
Non so se ti arriveranno queste mie parole, ma voglio provarci ugualmente.
Non so quale sia la natura di tutto ciò o da dove nascano tutte queste strane sensazioni. Non ho mai provato nulla di simile in tutta la mia breve esistenza, non so nemmeno se per te, quanto dirò, avrà un senso; so solo che è importante e voglio che tu sappia cosa provo. Finora ho sentito solo la tua voce e nemmeno molto bene, ma mi è sembrata bellissima, così dolce, profonda e piena d’amore… Nel momento in cui mi è arrivata all’orecchio mi sono lasciata cullare e trasportare da quel suono così nuovo e vibrante.
Non so cosa dire precisamente, lascerò parlare il cuore. Saprà certamente cosa dire.
Credo che tu sia speciale e ho la certezza che ti amerò dal profondo, fino alla fine dei miei giorni. Probabilmente non avrò molto da offrirti, se non il mio tempo e le mie attenzioni. Vorrei poterti toccare e vedere, per ora mi limiterò ad immaginare la tua naturale bellezza. So che non sono parole ispirate, poetiche o di grandi autori, ma è quello che so fare.
Ti prometto che imparerò, raggiungerò la perfezione e lo farò per te.
Ti prometto che ti starò sempre accanto, nella buona e nella cattiva sorte. Potrai ferirmi, odiarmi e perfino rinnegare di avermi conosciuto, ma ti amerò per sempre.
Non so immaginare uno scenario in cui non sia così, ti conosco da un mese e già ti amo e tu probabilmente non sai nemmeno che esisto, non ancora.
Ti prometto che quando gli altri ti abbandoneranno, feriranno e umilieranno io sarò lì a sostenerti e quando sarai felice o avrai un successo io sarò sempre lì, a condividerlo con te. Non sarò come tutti quegli uomini che ti hanno ingannato o come l’ultimo, che ti ha strappato via l’amore.
Ti prometto che non sarò come loro, perché conosco l’amore vero e lo farò conoscere anche a te. Ma soprattutto, ti prometto che le mie non saranno promesse vane, parole vuote pronunciate solo per riempire un silenzio, dal sapore dolce e una consistenza eterea, impalpabile. Le mie promesse le rispetterò e farò in modo che te ne renda conto.
Saremo solo io e te, e ci ameremo, e staremo bene insieme.
Non sono ancora nata, mamma, ma ti prometto che avremo una vita piena e saremo sempre nostre, se lo vorrai.
Ti voglio bene mamma e te ne vorrò finché morte non ci separi.

mercoledì 16 marzo 2011

La colpa più grande

«Signore, un uomo chiede di conferire con lei» disse la segretaria con serietà, poi aggiunse con tono di scherno «credo sia uno dei tanti che vuole sporgere reclamo o, forse, vorrà tentare la sorte; vuole che lo mandi via? »
«No, oggi sono di buon umore. Fallo entrare» rispose l’uomo con aria divertita.

« Prego, si accomodi. » disse l’uomo, guardando quella figura imponente dalla carnagione leggermente rossastra. L’ospite si sedette. «Cosa posso fare per lei, signor…?»
«Sai benissimo chi sono» rispose indispettito il Gigante Rosso, poi aggiunse «il tuo tempo è scaduto, sono venuto a riscuotere il pagamento. Tranquillo, non farà male. Prendo anime da quando è sorto il mondo, ho molta pratica e ti riserverò il dolore per quando brucerai nelle fiamme dell’Inferno per l’eternità».
Detto questo si alzò ed estrasse gli artigli, il corpo prese la sua vera forma e il precedente lieve rossore divenne infuocato. Il Mastino Infernale si apprestava a fare il suo prelievo.
«Non così in fretta» esclamò improvvisamente l’uomo.
Il Gigante Rosso si fermò «Cerchi di prendere tempo? Non ti gioverà a nulla. Anzi, prima iniziamo, prima finiamo».
«Caro amico mio, non cerco di prendere tempo. Se avessi voluto farlo avrei fatto una legge. Siediti Lucifero, parliamone con calma».
«Parlare?» chiese l’essere diabolico «Non c’è nulla di cui discutere. Circa vent’anni fa abbiamo fatto un patto, hai firmato un contratto. Ti ho dato tutto ciò che avevi richiesto: denaro, notorietà, potere. Ora, però, il tuo tempo è scaduto e la tua anima mi appartiene, me l’hai venduta! Non si può rescindere un contratto con il Signore dell’Inferno».
« Ci sono due piccole incongruenze in ciò che hai appena affermato» asserì con mesta sicurezza l’uomo « In primo luogo, è vero. Abbiamo stipulato un accordo, ho firmato il contratto, ma hai commesso un piccolo errore. Potrebbero accusarti di negligenza, devi prestare attenzione a certe cose. Come ben sappiamo l’unica moneta di scambio nei tuoi affari è l’anima; ma come posso pagarti con qualcosa che non ho mai posseduto? Avresti dovuto controllare le mie credenziali!». Fece una breve pausa, poi soggiunse « In secondo luogo, credo che avresti dovuto gestire meglio la tua attività, mi hai concesso così tanto potere che ho potuto rilevarla senza alcun impedimento».
«Ma è impossibile!» tuonò Mefistofele «Sono assolutamente certo che può essere acquistata solo da un altro demone, che abbia affermato la propria supremazia sulla mia. Questi tuoi giochetti non funzionano con me e se anche scorre qualche minuto in più, nulla cade in prescrizione con me. Potrai essere riuscito a salvarti dalle condanne terrene, ma alle mie non si può sfuggire».
«Ecco, hai commesso un altro errore. Mi hai sottovalutato, ho perpetrato così tanti crimini in tutti questi anni da farti sembrare, al mio confronto, un umile servitore di Dio» disse l’uomo con tono pacato, rilassato e compiaciuto « Sono riuscito, come hai appena detto, ad affermare la mia superiorità; ho corrotto più anime io in quindici anni di potere che tu in millenni di dominio incontrastato. Rassegnati, il tuo regno è mio. Tu, le tue anime e i tuoi servitori siete miei dipendenti da qualche anno ormai. Credevo ti avessero informato…».
Il Padre del Male scoppiò in una sonora risata e poi esclamò « Sei bravo! Ti avevo quasi creduto. Non ricordavo di averti concesso anche il talento della recitazione. Lo hai forse dalla nascita? »
L’uomo si fece scuro in viso, si alzò e si avvicinò ad un piccolo archivio in cui conservava i contratti dei più importanti acquisti di società portati a termine; ne prese uno in particolare.
Si avvicinò alla scrivania e lo porse al Divoratore di Anime, « Non scherzo mai quando si parla di affari».
Il Gigante Rosso impallidì e assunse una colorazione quasi simile a quella di un uomo normale. Non appena realizzò, un’ondata di rabbia furiosa lo adirò.
«Non finisce qui!» sbottò poi Lucifero «Vedrai, riuscirò a impugnare nuovamente ciò che mi è sempre appartenuto e allora la tua anima sarà mia!». Detto questo si diresse verso la porta.
«Buona fortuna!» gli augurò il nuovo Re degli Inferi e con tono di sfida aggiunse «Attendo tue notizie. Oh, dimenticavo, fra tre mesi scade il tuo contratto.»
Lucifero chiuse con forza la porta alle sue spalle e se ne andò. Consultò i migliori avvocati della terra e del sottosuolo, ma anche in quello era stato superato. L’uomo con cui aveva perso il confronto aveva assunto il miglior avvocato dell’intero universo; infatti era riuscito a tenerlo fuori di prigione per almeno venti anni. Qualche tempo dopo tornò con la coda fra le gambe da colui che lo aveva privato di tutto.

«Signore, un uomo chiede di conferire con lei» disse la segretaria con serietà, poi aggiunse con tono di scherno «è lo stesso di due settimane fa, credo voglia ancora sporgere reclamo o, forse, vorrà tentare la sorte. Vuole che lo mandi via?»
«Per carità, sono un uomo d’affari. Lo faccia entrare, concedo a tutti una seconda occasione» finito di parlare si mise a sedere.
«Buonasera» esclamò il Segugio Infernale, con molto rispetto.
«Noto con non poco piacere che i tuoi toni sono cambiati» disse il nuovo dominatore delle anime perdute.
«Cosa posso fare per te?»
«Sono venuto qui per sapere da lei quale sarà la mia sorte una volta scaduto il mio contratto» affermò timoroso guardando il suo nuovo padrone.
«Hai due opzioni, ma ti darò la possibilità di scegliere quale strada intraprendere: puoi lasciare che scada il contratto e subire tutte le torture che per millenni hai inflitto alle anime che hai collezionato; o puoi rinnovarlo fino a…sempre».
«Non posso avvalermi dell’indulto?» domandò speranzoso l’antico fautore di ogni crudeltà.
«Mi dispiace, ma l’ho chiesto troppe volte io. Sarebbe un grave errore condonarti tutte le pene» rispose con sguardo gelido.
«Per favore, il tuo è il popolo della libertà. Lascia che sia libero anch’io. Lascia che diventi parte del tuo popolo» supplicò colui che un tempo era la primaria fonte del dolore.
«Non hai bisogno di supplicarmi. Sei già un membro del mio popolo. Il mio popolo è libero di adularmi, di obbedirmi, di assecondare ogni mio capriccio. Il mio popolo è libero di sostenermi, di farsi corrompere dalle tentazioni che provengono dalla mia persona, è libero di diffondere solo le mie idee, è libero di soffrire per mano mia. Il mio popolo è libero di essere mio, e così tu. Come puoi ben capire sei già parte integrante del Popolo della Libertà». Fece una breve pausa per dare alle parole il tempo di sedimentare nella mente del suo dipendente più capace. Infine, aggiunse pacatamente «Hai una settimana di tempo per decidere cosa vuoi fare del tuo destino».
«Non ho bisogno di una settimana di tempo, ho già fatto la mia scelta» non credeva alle parole che stava per pronunciare, ma deciso esclamò con voce ferma «Tra un’eternità al tuo sevizio e un’eternità nel bruciore delle fiamme dell’Inferno, scelgo casa mia. Scelgo l’Inferno, perché servire te per la mia infinita esistenza sarebbe più atroce di ogni tortura e dolore che potrò mai patire nel mio antico regno». Detto questo si congedò pronto a scontare le sue pene.