È proprio vero. La crisi è
arrivata per tutti. Prima adoravo il mio lavoro, si guadagnava bene. È così che
sono riuscito a costruirmi una vita. Ho dovuto fare tanta gavetta, mi venivano
affidati i lavori più pericolosi. Rischiavo la vita giorno dopo giorno, notte
dopo notte. Sempre in mezzo a delinquenti di ogni specie e taglia, ma è il mio
lavoro e l’ho sempre svolto con passione e diligenza. Ne ho prese tante e ne ho
anche date tante, alcuni li ho perfino acciuffati e tolti dalla piazza, anche
se a volte ho dovuto attendere anni per riuscirci. Il mio è un lavoro di
pazienza, bisogna studiare le mosse dell’avversario e agire nel momento più
adatto. È stato difficile i primi tempi, ma sono un tipo sveglio, imparo in
fretta e ho fatto velocemente carriera. Le promozioni sono fioccate l’una dopo
l’altra e di volta in volta sono riuscito a guadagnare sempre più. Sono passato
dall’azione sul campo al lavoro d’ufficio. Sono arrivato agli alti livelli
dirigenziali e poi mi sono messo in proprio. A quel punto ho deciso che potevo
anche metter su famiglia, non rischiando la vita ogni minuto ho pensato che
fosse quello il momento perfetto per prendere moglie e avere una prole
numerosa. Così ho incontrato una bella, bellissima donna, una di quelle vecchio
stampo: votate ai figli e alla famiglia, non una ragazza con tutte quelle strane
idee in testa sull’emancipazione della donna e sulla parità dei sessi, ma una
ragazza di sani principi. La pensiamo esattamente allo stesso modo. Io mi
guadagno la “pagnotta” e lei gestisce la casa e i figli. Non credete però che
solo perché sono un uomo di antichi valori, tratti male la mia donna. Anzi, la
tratto come una regina. Ho comprato una villa con giardino e piscina solo per
lei. A me non interessano tutte queste cose, ma a lei sì così ho provveduto a
darle la casa dei suoi sogni.
Filava tutto liscio, vivevo
una vita tranquilla finché i miei sottoposti non hanno iniziato a portare
sempre meno. Le informazioni che raccoglievano per portare a termine i lavori e
concludere gli affari erano sempre più scadenti e inaffidabili. Ogni volta che
chiedevo loro per quale motivo fossero stati così inetti, la risposta che
ottenevo era sempre la stessa. “Colpa della crisi”. Secondo loro nessuno si
fidava più di nessuno, per questo le informazioni che ricevevano erano incomplete
o incongruenti. Io rispondevo loro che la crisi non esisteva, né quella
economica né quella sociale, che era solo un’invenzione e che la “crisi” ce
l’avevano loro in testa, ma continuavano a portare sempre meno. Così ho
iniziato a farli fuori uno dopo l’altro, pensavo mi stessero raggirando e
derubando. Anche i nuovi assunti però
portavano davvero poco, credevo fosse l’inesperienza e feci fuori pure loro.
Assunsi degli esperti nel campo, gente veramente competente e quando anche questi
“maestri del colpo” vennero da me a mani quasi vuote, capii che i tempi d’oro
erano finiti e che mi toccava di nuovo scendere in campo. Non potevo più
permettermi di pagare i dipendenti, chiusi l’azienda e tornai alle origini.
Ripresi il mio lavoro d’un tempo, dovevo ricominciare da capo. Mi diedero il
turno di notte.
Scoccata l’ora, diedi un
bacio a mia moglie, abbracciai stretto mio figlio, presi la macchina che mi
avevano assegnato e partii per il giro di ricognizione.
Mi avevano assegnato un
brutto quartiere, uno dei più difficili da gestire. Strade larghe, gente
diffidente, ragazzini curiosi e amanti della vita notturna. Feci così il primo
giro, individuai la posizione delle case e delle botteghe. Feci il secondo
giro, mi guardai intorno per capire quali potessero essere le zone più a
rischio e le scartai. Feci il terzo giro e notai una certa calma, mi rasserenai
e pensai che sarebbe stata una nottata tranquilla. Feci il quarto giro e vidi
un gruppetto di quattro ragazzi, tutti minorenni, sostare davanti ad un
tabacchino. Si guardavano intorno con aria sospettosa e guardinga, così decisi
di accostare poco più in là per tenere sotto controllo la situazione. Si
assicurarono che nelle vicinanze non ci fosse nessuno che potesse vederli,
dopodiché con aria più rilassata si fecero qualche cenno d’intesa e uno di loro
mise una mano in tasca. Il ragazzo frugò un po’ al suo interno. Pregai il cielo
di non essere costretto ad entrare in azione. Infine tirò fuori un accendino e
un pacchetto di sigarette. Aspettavo che portassero a termine la loro
marachella, ma sembrava ne avessero ancora per un po’, così feci un altro giro.
Tornato di nuovo nello stesso luogo mi accorsi che i ragazzi erano andati via, regnavano pace e
tranquillità e accostai. Rimasi qualche minuto seduto in macchina a controllare
ulteriormente la zona e quando mi fui assicurato che fosse tutto in ordine
scesi dalla macchina. Mi avvicinai a passo svelto, sempre guardandomi intorno,
alla saracinesca abbassata della ricevitoria. Studiai per qualche attimo la
serratura e poi la scassinai in assoluto silenzio. La alzai a metà e mi
introdussi nel locale. Mi sentivo un po’ arrugginito, non ero più abituato ad
andare in prima linea. Aprii velocemente e nervosamente la cassa, ma era vuota.
Le cose erano cambiate, quando ero giovane la gente tendeva a lasciare un po’ di
soldi nella cassa per ritrovali il giorno dopo all’apertura del negozio. Era un’abitudine
che mi era sempre piaciuta, ma anche le abitudini cambiano. A quel punto mi
ritrovai costretto a dover fare rapidamente incetta di quante più cose
possibili. Presi tutti i gratta e vinci e quanti più sigari e sigarette
possibili, molto apprezzati nel mio ambiente e per non tornare a mani vuote da
mio figlio mi riempii le tasche di caramelle. Fatto ciò uscii, salii in
macchina e me ne andai. Due giorni dopo uscì la notizia del furto sui giornali
locali. Non erano state lasciate le benché minime tracce. Il bottino era stato
molto magro, ma ebbi almeno la soddisfazione di non aver perso lo smalto.
Fu tornando sul campo che
capii di aver sacrificato tante vite per nulla, che i miei dipendenti non mi
avevano mentito e che la crisi esisteva davvero. La gente non si fidava più di
nessuno. La crisi era reale, era arrivata ed era arrivata per tutti.
Cercai così di racimolare
quanto più possibile anche nelle case, ma la gente non teneva più oro né soldi
sotto il materasso. L’oro era stato già impegnato e i soldi erano stati spesi
per pagare i debiti. Non c’era più niente da rubare.
Realizzai
così che anche il mio settore era in declino. Il mio era ormai diventato un
lavoro d’altri tempi.