Una piccola stanza, in penombra.
Un tavolo ed una sedia posti al centro.
Alberto sedeva sulla sedia in compagnia di un uomo, Nicola. L’atteggiamento di quest’ultimo era aggressivo, molto più del solito, era sposato da due anni ormai e aveva un figlio piccolo, molto piccolo. Il suo lavoro gli dava la carica giusta per affrontare la vita, faceva il poliziotto e acciuffare criminali era sempre stata la sua passione. Alberto, invece, non aveva alcuna relazione sentimentale, viveva a casa dei suoi genitori ed era disoccupato. I suoi lo mantenevano da sempre e lo avrebbero fatto per molto altro tempo ancora; passava le sue giornate mangiando e dormendo, nulla di più, nulla di meno. Nicola e Alberto avevano un conto in sospeso da risolvere e Nicola sapeva che questa volta sarebbe riuscito nel proprio intento.
« È già da un mese che ripetiamo sempre la stessa scena, Alberto » disse Nicola con tono fermo, poi continuò « facciamola finita, parla e forse ti lascerò andare ». Alberto lo guardò e non rispose.
« Per quanto vuoi andare avanti così? Dimmi il nome di quella donna, come si chiama? » e gli mostrò una foto, « È inutile fingere indifferenza, siamo in possesso di prove che vi mettono in relazione. Sappiamo già tutto, abbiamo solo bisogno di una tua conferma, poi sarai libero ». Alberto continuò imperterrito a mantenere il proprio silenzio, non capiva proprio cosa volesse sapere.
« Vuoi giocare, eh? Vuoi fare il duro, Alberto? Vuoi giocare con me? D’accordo! » Si voltò un momento a pensare, decise di provare a intimidirlo. « Bene, non vuoi collaborare con le buone, allora lo farai con le cattive » Nicola prese un martello e poi il primo oggetto che gli capitò tra le mani.
« La vedi questa? La vedi? » Alberto guardò perplesso il poliziotto.
« Non sei cieco, certo che la vedi…» esclamò, poi poggiò l’oggetto sul tavolo, « vedi questo martello? Può frantumare qualunque cosa, qui lo utilizziamo per altri motivi, ma sarà ottimo anche per estorcerti l’informazione che cerco ».
Prese il martello e colpì con impeto la paperella di gomma che aveva trovato in tasca, era di suo figlio, il quale adorava quella paperella, ma lui l’avrebbe distrutta. Nulla era più importante della causa, nulla. Durante l’impatto la paperella emise uno strano fischio, il solito emesso da questo genere di giocattoli. Alberto davanti a quel ridicolo spettacolo iniziò a ridere, ridere di gusto.
« Non riderai tanto, dopo che avrò sostituito la paperella con la tua mano. Ho anche una tronchese, posso farti molto male. In realtà ho un’intera cassetta degli attrezzi nell’altra stanza, se vuoi vado a prenderla… » Alberto non rispose, lo guardò con occhio stanco, cominciava ad avere sonno, poi sbadigliò.
« Hai sonno? Anche io, nell’ultimo mese non ho dormito due ore di fila a causa tua, mi privi del sonno e della compagnia di mia moglie, ma riuscirò a farti parlare ». Nicola si faceva sempre più violento e aggressivo.
« Parla! Come si chiama quella donna? Giuro su Dio che dopo ti lascerò andare », Alberto non resisteva più. Aveva ricevuto troppe violenze psicologiche negli ultimi tempi. Decise di dare un taglio a tutta questa storia e improvvisamente esclamò:
« Ma-mma »
Un sorriso enorme apparve sul volto di Nicola.
« Lucia, ci sono riuscito. Alberto ha detto la sua prima parola! ».

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